Negli ultimi giorni ho fatto visita ad una nuova libreria che si è aperta da poco nella mia città. Una libreria curata nei minimi dettagli, dalla scelta degli arredamenti, alla musica in filodiffusione, alla location e naturalmente ai libri.
Quando apre una libreria apre in città è sempre un avvenimento bellissimo che dona ossigeno e nuova voglia di leggere e scoprire nuovi scrittori e le storie che vogliono raccontarci.
Ma, non voglio dilungarmi quindi eccomi che vi parlo dell'ultimo romanzo che ho avuto sul comodino in questo periodo: si chiama "Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri.
Trama: Agrigento, 1960. Carlotta ha 36 anni ed è convinta che nessuna persona amata possa rimanerle vicino: suo padre è morto la notte in cui lei nasceva, la sua adorata bambinaia se n'è andata quando lei era piccola e sua madre è sempre stata simile a un'algida istitutrice. Cresciuta durante il Ventennio e la guerra in una Sicilia dove da sempre tutto cambia per rimanere immutato, Carlotta ha imparato che il solo modo per non soffrire è annoiarsi con pazienza. Così, dopo gli studi di legge, anzichè lottare per diventare un avvocato si è rinchiusa a lavorare all'Archivio notarile. Ma il destino ci insegue anche se noi ci nascondiamo: è proprio uno dei polverosi documenti dell'Archivio a rivelarle la terribile accusa rivolta da sua nonna paterna a sua madre, di non averla partorita ma comprata. Carlotta comincia un'indagine che la porterà a scoprire le radici dellla rabbia e della sete che per tanti anni ha cercato di mettere a tacere. Sarraca (Agrigento) 1920. E' inutile essere giovane e piena di progetti, se sei nata nel tempo sbagliato. Mentre a Roma scende l'onda nera del fascismo, la diafana Nardina sposa il nobile Carlo Cangialosi ma non riesce a rimanere incinta, e questa colpa si allunga su di lei come un'ombra. E la bellissima e selatica Sabedda, umile serva, si trova in grembo un figlio che non potrà sfamare. I percorsi di queste due ragazze si intrecceranno grazie al piano scellerato ordito da Bastiana, madre di Nardina, e dal campiere don Calogero, in odore di mafia.
Tutti i romanzi ambietati in Sicilia finiscono col riportarmi indietro e far riaffiorare in me ricordi che avevo messo da parte, perché se è vero che il romanzo è ambientato nei primi anni del 1900 è anche vero che la Sicilia ancora oggi in alcuni paesini è rimasta ferma nel tempo, con ciò che ne comporta sia in pregi che in difetti. Il romanzo inizialmente, pur partendo deciso, a me è risultato lento e poco avvincente. La scrittura a tratti non mi è risultata scorrevole. Nella seconda metà la storia ha iniziato a coinvolgermi per concludersi poi quasi commuovendomi. La frase finale merita tutto il romanzo.
Se non ho empatizzato con nessuno dei personaggi, i profumi, i colori e i rumori che la storia rievoca non possono che affascinare qualsiasi siciliano, me compresa.
Un romanzo quindi che consiglierei.
Il prossimo romanzo è già sul comodino, un grande classico che non avevo ancora letto!
Al prossimo post!

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